Solstizio d'Estate 2018 - Ritornare sui propri passi - Rito Scozzese Antico ed Accettato - Giusrisdizione per il Mediterraneo - Rosae Crucis Ordo

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Solstizio d'Estate 2018 - Ritornare sui propri passi

R.S.A.A. - Our documents
 
Ordo  ab  Chao
 
 
ANCIENT ACCEPTED SCOTTISCH RITE
 
FOR THE MEDITERRANEAN
 
ROSAE CRUCIS ORDO
 
MEDITERRANEAN JURISDICTION
 
 
 
 SOLSTIZIO D’ESTATE 2018 A:. D:.

Il Supremo Consiglio dei Sovrani Grandi Ispettori Generali del 33° e Ultimo Grado del Rito Scozzese Antico e Accettato per il Mediterraneo-Rosae Crucis Ordo Giurisdizione del Mediterraneo, nel Convento riservato tenuto in occasione del Solstizio d’Estate 2018 A:. D:.  ha affrontato la delicata tematica riguardante la Pace nell’aerea del Bacino del Mediterraneo. A conclusione dei lavori il Supremo Consiglio ha approvato il Documento dal titolo “Ritornare su propri passi” decidendone l’invio pubblico ai Governi sottoscrittori del Trattato di Barcellona del 1995.
AD  UNIVERSI  TERRARUM  ORBIS  SUMMI ARCHITECTI  GLORIAM
Ordo  ab Chao
Document of the Summer Solstice 2018 of
The Supreme Council of the 33rd :. degree and last grade
of the Sovereign Grand Inspector Generals of the
ANCIENT ACCEPTED SCOTTISCH RITE
FOR THE MEDITERRANEAN
ROSAE CRUCIS ORDO
MEDITERRANEAN JURISDICTION


Ritornare sui propri passi
Forse è una suggestione, forse un’utopia, forse una semplice speranza, ma (forse) è giunto il momento che si ritorni sui propri passi. Liberamente, senza subire restrizioni o ricatti, o farsi ammaliare da promesse. Liberamente, se ognuno lo vuole, se ognuno non pretenda d’avere solo diritti ignorando e non tenendo nel debito conto i propri doveri. In poche parole: fare la cosa giusta secondo coscienza: avere il coraggio di mostrare non solo i pregi (veri o presunti), ma anche i difetti (veri), accettare i propri limiti, mettere in pratica le proprie potenzialità anche nel timore di commettere errori.
C’è la necessità di una Massoneria che si faccia carico della ricerca di nuovi equilibri, che essa stessa sia fonte di equilibrio per bloccare il processo degenerativo che sta investendo quasi tutti i Paesi del pianeta Terra.
Ci troviamo nel mezzo di una crisi che sta imponendo dalla base un cambiamento stratificato: dall’economia dei consumi al modello culturale il “fattore” innovazione tecnologica appare destinato a superare il “fattore” umano. Incomincia a prevalere un fatalismo di “reazione” a tutto ciò che appare o si pone come “sistema” da superare e, possibilmente, cancellare, quale che sia il “sistema” soprattutto se consolidato nei tempi precedenti.
Il “fenomeno” si sta avvertendo non solo nell’area euro mediterranea, non solo nell’area mediorientale, ma anche nel nuovo Continente presentando “elementi” comuni ai quali, erroneamente e superficialmente, si attribuisce l’etichetta di “populismo” dimenticando, o volutamente ignorando, gli eventi che lo hanno preceduto. Si dimentica, o volutamente si ignora, che l’Uomo non è un “congegno” statico e che l’iter dinamico della collettività umana  si snoda in un tortuoso e contradditorio percorso temporale e territoriale, progressivo ma anche regressivo, costruttivo ma anche distruttivo.
Gli effetti del crescente sovraffollamento, gli effetti finali delle guerre che costellano il pianeta, la fame, il clima, alla fine ricadono dalla sfera collettiva alla sfera individuale. Il risultato è costituito dalle “reazioni” imprevedibili e pertanto incontrollabili che si riscontrano quotidianamente a tutti i livelli: appunto la voglia di abbattere i “sistemi”. Una ventata che non ha riscontri nel passato, ma che dal passato proviene dopo il fallimento delle ideologie, dei principi fondanti la democrazia, più semplicemente del “vivere” e “convivere” civilmente.
Noi non possiamo fermarci, non possiamo posare maglietto e scalpello, abbiamo il dovere di continuare  a forgiare la pietra perché le nostre coscienze operino per la ricerca della verità.
In risposta all'improvvisazione e alle reazioni istintive che vengono diffuse con grande maestria dai sistemi informativi, per omologare le coscienze, abbiamo il dovere di dire la nostra, e attivarci per sollevare le coscienze attraverso le analisi scientifiche funzionali ad un modo del vivere basato sul dialogo, per il raggiungimento di una pace duratura.
La distanza tra i continenti si riduce sempre più. La ricerca di migliori condizioni di vita spingerà i popoli oppressi sempre più verso terre “promesse” o un presunto miglior benessere sociale. Non serviranno barriere. Non potremo erigere muri per dividere i continenti. Non serviranno le armi. Se un popolo fugge dalla morte non avrà mai paura di affrontarla nuovamente.
Al contrario la soluzione sta nel confronto e negli intenti comuni. Nell'erigere ponti e non creare muri.
Quando ancora la politica era espressione lungimirante di passione, dialogo, previsione, confronto, mediazione, si era pensato e sottoscritto, un Trattato che vedeva nel mar Mediterraneo, la leva per unire, in maniera pacifica e nella propria autonomia, i popoli dallo stesso bagnati. Il Trattato di Barcellona dell'anno 1995. A breve saranno trascorsi 25 anni. Sottoscrittori del trattato gli Stati membri dell’UE e dodici Paesi terzi mediterranei (PTM): Algeria, Cipro, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Malta, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia e Autorità palestinese.
Obiettivo: “Favorire la nascita di uno spazio comune di pace e di stabilità del Mediterraneo”.

I Punti principali di quel Trattato:
  • Rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali; dei principi dello Stato di diritto e della democrazia, riconoscendo il diritto di ciascun partecipante di scegliere e sviluppare liberamente il suo sistema politico, socioculturale, economico e giudiziario;
  • Sovranità degli Stati, uguaglianza di diritti dei popoli e loro diritto all’autodeterminazione;
  • Integrità territoriale, principio di non intervento negli affari interni e composizione pacifica delle controversie;
  • Combattere terrorismo, criminalità organizzata e traffico di droga;
  • Promuovere la sicurezza regionale, eliminare le armi di distruzione di massa, aderire ai regimi di non proliferazione nucleare sia internazionali che regionali, nonché agli accordi sul disarmo e sul controllo degli armamenti.
  • Instaurare una zona di libero scambio (ZLS) con la progressiva eliminazione degli ostacoli doganali agli scambi commerciali dei prodotti manufatti.
Un Trattato di collaborazione ed integrazione di aree culturalmente, politicamente, economicamente diverse tra loro, con profondi e lungimiranti obiettivi di piena integrazione delle diversità.
Inutile dire che se si fosse attuato non ci troveremmo, a 25 anni di distanza, in queste condizioni. Ma la nostra ostinazione a studiare, pensare e riflettere prima che agire, ci porta a dire che dobbiamo riprendere questo percorso, ritornare sui propri passi.
Tra le tante cose che prevedeva il Trattato di Barcellona vi era l’apertura (nel 2010) dell’Area di libero scambio nel Mediterraneo. Ebbene, ricominciamo da questo. Sappiamo che la prima ragione per migliorare lo stile di vita di un popolo sta nella sua capacità economica di produrre ricchezza. L'Area di libero scambio nel Meditarreno può avere come obiettivo lo sviluppo economico di tutti i Paesi parte dell'area stessa, con propensione al miglioramento delle condizioni di vita. La crescita economica dei Paesi rivieraschi porterà, a seguire,  anche lo sviluppo di altri Paesi confinanti. La crescita economica di questi Paesi fermerà i flussi migratori non più necessari e condurrà le collettività al superamento della propria condizione di precarietà. Unitamente agli scambi commerciali potranno crescere gli scambi culturali e l'integrazione fra i popoli per una sana convivenza civile.
Uniamo le nostre energie,  uniamo le nostre iniziative.
Una Massoneria viva con finalità costruttive non può stare a guardare. Noi ci sentiamo vivi e forti delle nostre positive volontà, e ci proponiamo perché si uniscano tutti i Massoni dell'area Mediterranea, nel dialogo e nel confronto, per un'azione volta a vedere il mar Mediterraneo come mare che unisce le diverse sponde per il Bene dell'Umanità.
Mediterraneo un’area di pace, di confronto e di sviluppo per i Paesi rivieraschi.
Un Invito non solo ai Massoni, ma soprattutto ai Governi di tutti quei Paesi che sottoscrissero il Trattato di Barcellona del 1995, un Invito a tutti quei Paesi a ritrovarsi attorno a un Tavolo di Dialogo, dove vengano messe da parte aprioristicamente le contrapposizioni di natura politica e presunte leadership di indirizzo egemonico; un Invito a ritrovare nelle rispettive autonomie e diversità motivi concreti di incontro e non di scontro, per proporre non “decaloghi” impositivi, ma “soluzioni” condivisibili da condividere.
È unica la via per lo sviluppo e per la pace dei Paesi dell’Europa e dei Paesi dell’Area del Mediterraneo.
La Comunità Europea oggi attraversa una crisi profonda, così come i Paesi del bacino del Mediterraneo sopraffatti dalle ricadute negative delle pseudo “Primavere”. Le realtà economiche che impongono i gruppi di Potere sovrastano le realtà umane, i nazionalismi apparenti e strumentali coprono le vere e legittime ragioni del rispetto delle identità naturali e storiche dei singoli Paesi. C’è chi scientificamente spinge per il predominio del caos sul quale, in un dopo difficile da configurare, si imporranno egemonie incontrollabili. Questa è una “razionale” spiegazione alle attuali crisi: si vuole impedire che Comunità Europea e Paesi del Mediterraneo diventino anello di congiunzione tra il mondo occidentale e il mondo orientale, due realtà separate dalla diversità socio-economica che esplode con contrasti anche di natura bellica; due mondi che hanno bisogno di conquistare la pace per potersi incontrare e costruire un futuro per le generazioni del Terzo Millennio.
Questa è la “razionale” spiegazione del perché le iniziative tendenti al raggiungimento dell’equilibrio necessario per la convivenza fra i popoli, portate avanti da anni e da più parti, sono fallite; del perché il percorso ha incontrato difficoltà e la meta irraggiungibile: incomprensioni, interessi economici contrastanti, mancanza di progetti che abbiano una comune obbiettivo, hanno finito con il provocare divergenze apparentemente insormontabili, per portare a compimento quel processo di pace da tutti auspicato ma rimasto, di fatto, solo enunciazione teorica.
Nei tentativi d’incontro tra Mondo occidentale e Mondo Orientale, la Massoneria nella sua dimensione internazionale non ha saputo o voluto assumere il ruolo che le compete: troppo chiusa entro i propri confini territoriali, ha dimenticato la sua Universalità, non si è fatta partecipe di quella ricerca del Bene per l’Umanità, che è uno dei principi fondamentali della sua esistenza istituzionale.
Ebbene oggi questo Invito può costituire una occasione in quanto propone che vengano rispettate norme già sottoscritte in un Trattato. Un Trattato che, nonostante il tempo trascorso dal summit di Barcellona del 1995, mantiene integro il suo contenuto. Un Invito/Proposta al quale i Paesi firmatari del Trattato di Barcellona non dovrebbero sottrarsi per non essere apertamente accusati d’averlo disatteso volutamente.
C’è solo da attendere per vedere quale Paese si farà carico per primo di raccogliere questo Testimone. Una opportunità che forse nell’immediato futuro nessuno sarà in grado riproporre.

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