Solstizio d'Inverno 2016 - Ricostruire la coscienza collettiva - Rito Scozzese Antico ed Accettato - Giusrisdizione per il Mediterraneo - Rosae Crucis Ordo

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Solstizio d'Inverno 2016 - Ricostruire la coscienza collettiva

R.S.A.A. - Our documents
AD  UNIVERSI  TERRARUM  ORBIS  SUMMI ARCHITECTI  GLORIAM
Ordo  ab  Chao

Ancient Accepted Scottish Rite
for the Mediterranean
Rosae Crucis Ordo
Mediterranean Jurisdiction

SOLSTIZIO D’INVERNO 2016

Il Rito Scozzese Antico e Accettato – Rosae Crucis Ordo, per la Giurisdizione del Mediterraneo, ha celebrato allo Zenit di Malta la ricorrenza del Solstizio d’Inverno 2016 alla presenza del Corpo rituale, dei Gran Maestri e dei Maestri Venerabili della Gran Loggia di Sicilia, della Gran Loggia del Mediterraneo, della International Mediterranean Grand Lodge, della Gran Loggia Nazionale degli Antichi Massoni d’Italia, della Female International Grand Lodge. A conclusione dei lavori rituali il Supremo Consiglio ha redatto in documento “Ricostruire la coscienza collettiva”.



Ricostruire la coscienza collettiva



Da questo Solstizio d’Inverno 2016 Era Volgare tornerà a sorgere la Luce?  Questo momento rappresenterà solo la morte simbolica o la vita si dischiuderà nella nebbia di un futuro che non presenta orizzonti? Saprà l’Uomo riconquistare la Luce, prendendo consapevolezza dei suoi limiti e del baratro dove attualmente si trova? Se non cambieranno le attuali condizioni, nella migliore della ipotesi, ci si troverà immersi nella nebbia dove la Luce stenterà a penetrare.
Siamo in guerra e la guerra trascina con sé morte e distruzione. Siamo in guerra anche se tanti di noi non abbiamo avuto la casa distrutta da bombardamenti o perduto un figlio o una figlia o l’intera famiglia in attentati jihadisti, ancora non ce ne rendiamo perfettamente conto. La violenza è intorno a noi, abusa nelle sue mille forme dell’individuo, ma noi quando non siamo colpiti direttamente facciamo finta che non ci tocca e non ci toccherà mai. Una sorta avvilente e stupidità ci sovrasta e ci creiamo alibi per guardare altrove, dove riteniamo non possa esserci il dolore. Ci ostiniamo a credere che esistono paradisi dove ci si possa rifugiare. E intanto tutto crolla. Ci piangiamo addosso e non reagiamo, avviluppati in un fatalismo che, a poco a poco, si sta trasformando in un velario mortale. Pochi di noi si chiedono come sia possibile rimanere inerti, anche se non insensibili, di fronte al disastro che non colma i vuoti dell’indifferenza e dell’inefficienza, ma travolge le ultime energie vitali.
Accade tutto sotto i nostri occhi: nessuno oggi o domani potrà dire “non sapevamo, non comprendevamo…”. Non potranno esserci giustificazioni quando dal fondo dove siamo precipitati la risalita diventerà forse impossibile.
È necessario attivare subito una riflessione sul ruolo della Massoneria Universale nella realtà che viviamo, riconoscendo gli errori commessi anche per semplice, ma pur sempre perniciosa negligenza, ed avere la capacità di tramutare la palese debolezza in punto di forza, badando a non sconfinare sul terreno dell’Utopia o su quello gratificante delle pie intenzioni o piuttosto del più vieto verbalismo.

Siamo consapevoli di ciò che abbiamo di fronte: innanzitutto le mega concentrazioni finanziarie vocate alla manipolazione sistemica dell’opinione di milioni se non di miliardi di esseri umani. Siamo consapevoli che possa apparire velleitario il ruolo che ora intende assumere un modesto consesso di uomini “di buona volontà” ispirati a principi ritenuti indiscutibili e ai propri impegni assunti (“giuramenti”). Potrà essere interpretato come l’anacronistico ruolo di una avanguardia che non vuole arrendersi e non dichiara falliti il significato e l’essenza della Massoneria. Soltanto se questa avanguardia andrà al sacrificio inutilmente, allora sì che ogni speranza potrà dirsi perduta definitivamente. In questo amaro caso la responsabilità del “fallimento” cadrà su quanti si definiscono Vertici dell’Istituzione Massonica mondiale, che avranno dimostrato con il loro silenzio e la loro insipienza d’avere tradito il fine primario della Massoneria Universale, il Bene dell’Umanità.
È necessario, dunque, uscire fuori dalla lillipuzziana postulazione di concetti astratti non spendibili in una realtà straordinariamente complessa, ipervariabile, ma sempre oggetto delle manipolazioni dei potentati economici sovranazionali.

L’invito alla riflessione è rivolto a tutti i Massoni, soprattutto ai Massoni che risiedono nei Paesi dell’area del Mediterraneo che conoscono direttamente ciò che quotidianamente accade nei loro territori.
Bisogna prendere atto che il sogno di un Mediterraneo di pace appare viepiù soltanto un’aspirazione fantastica, ove si consideri la odierna inesistenza di entità statuali credibilmente autonome, la strumentalizzata e artificiosamente creata radicalizzazione dell’Islam, la vacuità interessata della politica estere della Unione Europea, il drammatico isolamento dell’unica realtà autenticamente libera, ovvero lo Stato di Israele, la folle e perdurante scelta politica degli organismi internazionali nella promozione delle migrazioni di milioni di esseri umani, e, in ultima analisi, l’impossibilità nelle condizioni date, di porre argine a tali epocali fenomeni.

Il Mediterraneo potrà aspirare a divenire “un mare di pace” quando sarà vinta la propensione delle Potenze Massoniche mondiali all’affarismo tout court e dall’interessato supporto ai disegni mondialisti  della grande finanza che con esse finiscono con l’identificarsi.
Ai gruppi massonici non contaminati da tali prospettive non resta che un’unica possibilità: lavorare sul piano della ricostruzione di una cultura delle coscienza collettiva, che, nella sua autenticità e forza, può interagire, fuori dall’ottica della prevaricazione con un dialogo costruttivo di opportunità. La Massoneria non può affermare, con il paravento della “solidarietà”, il diritto alle migrazioni che sconvolgono intere generazioni, impoverendo di risorse umane vastissime aree; piuttosto dovrà sostenere con ogni energia il diritto alla non migrazione, a sostegno della crescita economica e culturale dei singoli popoli, conquistabile con l’espulsione di ogni corpo estraneo, sia che si tratti di gruppi politici o di aggregati di potere,  operanti in nome di interessi pseudo-mondialisti.
La globalizzazione va rifiutata nel suo gretto significato di massificazione senza identità, ma deve essere sviluppata quale potenziamento della medesima identità nella più pura prospettiva massonica della fraterna collaborazione/aiuto fra i popoli.
È nell’area del Mediterraneo -zona franca del caos-, è nell’area del Mediterraneo dove noi viviamo che si gioca il futuro del “Bene comune”. Indispensabile ritrovare la ragione del nostro essere.
Stabilizzare l’area del Mediterraneo: questo il nostro Compito/Dovere, questo il Compito/Dovere di tutti coloro che si ritengono Uomini Liberi. Questo l’obbiettivo che noi ci proponiamo di raggiungere.
Non dobbiamo e non vogliano rimanere spettatori del caos mentre le Lobbie oligarchiche mondiali modificano e forgiano i nuovi rapporti fra le classi sociali, imponendo con i conflitti bellici cambiamenti apparenti che provocano solo distruzione e morte.
Andremo avanti con l’intento di unire, nella convinzione che non si è mai soli e isolati se si ricerca la via del Bene comune.

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